Magazine N.5

 

IL PLEXIGLASS: UN MATERIALE RAFFINATO PER LA STAMPA DIGITALE

In questo articolo, cercheremo di spiegare in modo semplice cos’è il Plexiglass, e il suo utilizzo nel settore della stampa digitale.
Come accaduto per altri marchi commerciali registrati e di proprietà di aziende, il nome plexiglas è diventato di uso comune per indicare il polimetracrilato. Viene definito anche con altri nomi: Altuglas, Deglas, Oroglas, Perclax, Perspex, Plexiglas, Plexiglass, Resartglass, Vitroflex, Trespex, ecc. ma tutti indicano la stessa materia plastica la cui componente scientifica è polimero del metacrilato di metile (abbreviato: PMMA).
I primi sviluppi di questo materiale risalgono al 1928. Nel 1936 è stata realizzata la prima lastra chiamata perspex, dal latino perspicio (cioè “vedo attraverso”).
È infatti un materiale molto simile al vetro per qualità di trasparenza, ma più rigido, leggero e termoformabile. Anche se non è indicato per resistere all’usura meccanica e presenta sempre e comunque una certa sensibilità ai graffi, è molto usato nella creazione di oggettistica di design e d’arredamento.
Nella stampa digitale, è un supporto eccellente per la qualità del risultato e la buona resistenza alla rottura. Si utilizza quindi per realizzare supporti trasparenti decorati, espositori di grande impatto visivo, targhe per uso interno ed esterno, elementi decorativi e di design.
Noi lo utilizziamo spesso per realizzare riproduzioni fotografiche di eccellente qualità, oltre che per realizzazione di insegne luminose, quadri per arredamento, pannellature in interno e in esterno, rivestimento pareti o stand, locali pubblici, appartamenti, decorazione di hotel e ristoranti, espositori, cartelli, targhe da banco e da parete.
La stampa è eseguita sul retro così la superficie a vista mantiene la sua bellissima lucidità e l’utilizzo del bianco (anche selettivo oltre che a fondo pieno) può creare effetti grafici unici. La stampa del solo colore, senza il bianco, mantiene la trasparenza nel materiale e la vernice protettiva, protegge maggiormente la superficie stampata.
Inoltre, può essere inciso e sagomato con filo lucido e con questa lavorazione, insieme alla qualità della nostra stampa, riusciamo a soddisfare anche le richieste di creazioni particolari.Immagine stampata direttamente su

 

plexiglas trasparente in versione per retro-illuminazione 

 
 
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IL LIBRO: COME NASCE E COME È DIVENTATO

 

 

 

Nonostante la sua veneranda età di oltre venti secoli, è ancora oggi uno degli strumenti tra i più usati al mondo. In questo articolo, andiamo insieme alla scoperta della sua origine millenaria e di come la tecnologia odierna lo ha trasformato.
Come nasce il libro? Grazie a numerose ricerche storiche si può affermare che il suo antenato è sicuramente il rotolo di papiro egizio. Dal II sec. a.C. con il re Eumene II di Pergamo (la città che con Alessandria competeva il primato della più grande biblioteca del mondo antico) si diffonde l’utilizzo della pergamena che aveva un costo più elevato del papiro, ma consentiva di cancellare e riscrivere più volte. Successivamente i monasteri più ricchi si dotarono di pascoli per allevare gli animali destinati a fornire la materia prima, cioè la pelle. La pergamena più pregiata era il vellum e si ricavava dal trattamento della pelle di vitello.
Nei monasteri e nelle abbazie del Medioevo (gli unici luoghi in cui si producevano e conservavano i libri) vi era l’armarius, cioè il bibliotecario del monastero che organizzava il lavoro, forniva gli utensili e i materiali per la copiatura, ed era responsabile del patrimonio librario e dell’organizzazione dello scriptorium, cioè il luogo dove si effettuava l’attività di copiatura dei libri da parte degli amanuensi. La biblioteca dei religiosi era quindi l’unica esistente. Nel Medioevo non esisteva il possesso privato dei libri, salvo nelle case dei regnanti, e pochi sono gli esemplari di testi greci, ebraici e latini del mondo pagano che giungono in occidente.
Come veniva costruito un libro? Ogni libro richiedeva l’opera di più copisti. Nel caso di testi originali, la prima stesura era all’uso romano, su tavolette di legno coperte di cera, che i monaci trasferiscono poi in bella copia sulla pergamena. Diversa ma molto importante era l’attività del decoratore. Egli disegnava i capilettera, eseguiva gli ornamenti e le miniature figurate. Finita la trascrizione, i quaderni (fogli di pergamena piegati a 8°) venivano prima riletti a confronto con l’esemplare in mano all’armarius, quindi corretti, ordinati in sequenza e poi passati alla legatoria, che provvedeva a cucirli e legarli con copertina. Normalmente i fogli pergamenacei tendevano a goffrarsi e quindi venivano stretti tra solide tavolette di legno, rivestite in pelle (vitello, vacca, scrofa) o di un forte tessuto. Solo nel caso di libri sacri erano abbelliti da coperture in oro e argento con inserimento di parti in avorio, pietre dure e preziose, cammei e smalti, fino a sconfinare nell’oreficeria sacra, che induceva l’armarius a spostare i libri dalla biblioteca al tesoro del monastero.
È al tempo di Carlo Magno che nasce il progetto di creare una fonte e una fioritura culturale che renda la corte di Aquisgrana degna dell’antica Alessandria, in competizione contro il potere carismatico di Roma. La professione del copista e quella del miniatore si specializzano. In un progetto calligrafico veniva usato prevalentemente la regolarità calligrafica senza escludere grazie e usanze degli scriptoria più autorevoli. Veniva usato il maiuscolo, il minuscolo e il corsivo, e soprattutto la minuscola carolina, che sostituì il particolarismo divenendo scrittura più semplice, all’origine quindi dei caratteri moderni, simili a quelli che attualmente vengono utilizzati.
manoscritti decorati avevano tre caratteristiche principali:
il valore di continuità con la tradizione ellenistica-romana dalla quale riprendono sempre più modi e motivi; il valore artigianale della costruzione del libro paragonabile alle altre Arti, dalla tessitura al mosaico; l’intenso rapporto con le culture orientali, i cui tessuti variopinti e ornamentali offrivano spunti ai monaci miniatori.
Il miniatore poteva essere religioso o laico, ma portava la sua abilità da uno scriptorium a un’altro in base alle correnti del gusto. La tecnica non era molto diversa dalla pittura su tavola o su tela. I colori potevano essere chimici come il minio e il bianco di piombo, o vegetali come l’indaco, animali come la porpora, minerali come il vermiglione e il lapislazzuli. Ovviamente legati con tuorlo o albume di uovo, o gomma arabica, o colle animali, affinché potessero aderire alla dura superficie preparata della pergamena.
Questa è la storia antica dell’origine del libro, quella che lo ha portato fino ai nostri giorni con la scoperta della carta e della stampa, e lo hanno reso accessibile a tutti con le nuove tecniche riproduzione. E oggi l’arrivo delle nuove tecnologie elettroniche e digitali cosa è diventato?
Nell’epoca attuale, a circa 20 secoli di distanza dai primi tentativi editoriali, ci troviamo a osservare gli sviluppi di quell’editoria che si chiama metalinguaggio di programmazione su cui si basano i fondamenti delle comunicazioni nel prossimo futuro.
In base al principio che il libro è un formidabile strumento di immagazzinamento e di conoscenza, si sono aperte nuove frontiere.
Un esempio sono i lettori di libri elettronici e-book, che consentono perfino di cambiare la dimensione dei caratteri adattandoli alla nostra percezione visiva. Ogni dispositivo può contenere 200 volumi. Si può utilizzare il libro elettronico per consultare, leggere recensioni, acquistare libri, abbonarsi a quotidiani e riviste, ricevere notizie aggiornate ed effettuare ricerche in Internet. Gli utenti sono lettori e contemporaneamente autori di contenuti.
Il tutto a portata di mano date le dimensioni di un dispositivo mobile. Pesa circa 300 grammi, e permette di leggere per 30 ore consecutive con una sola ricarica di batteria. Lo schermo di 6 pollici presenta pagine leggibilissime anche alla luce diretta del sole.
Cosa ne sarà del vecchio e caro libro di carta in futuro? Ci auguriamo che possa continuare a sopravvivere come ha fatto fino ad oggi, perché è difficile resistere al fascino che emana un bel libro, sfogliarlo, sentire l’odore inconfondibile della carta e perdersi tra le sue mille righe. Capire la storia in esso racchiusa, significa avere una conoscenza particolare e possedere anche il piacere e il gusto del leggere, che da sempre aiuta a vivere meglio.
Si dice che Francesco Petrarca, nella sua ricerca di testi antichi possedesse un manoscritto del Duecento della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Egli a questo proposito scrive: “Mi possiede una passione insaziabile. Vuoi tu sapere la mia malattia? Non so saziarmi di libri!”.

 

 

 

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