Magazine N.10

“Stampe innovative”:

stampare su materiali dove non avreste mai pensato

Nel nostro lavoro, è capitato spesso di eseguire lavori che a noi piace definire come “stampe inconsuete“. Sono materiali e supporti solitamente non usati per le stampe standard: il vetro, la pelle, l’alluminio, lo specchio, il legno, acciaio, ottone, argento ecc. Questi lavori sono per noi sfide per il raggiungimento dei nostri principali obiettivi: l’innovazione, nuove creazioni, i nuovi materiali e le loro applicazioni. Con i nostri macchinari sempre all’avanguardia, non abbiamo limiti nella ricerca della migliore qualità di stampa su qualsiasi materiale ci venga proposto, e con la passione che da sempre ci contraddistingue, seguiamo i progetti dei nostri clienti per rispondere al meglio a tutte le aspettative ed esigenze, offrendo sempre le migliori soluzioni di stampa. Durante la lavorazione di alcuni materiali e soprattutto per il buon ancoraggio degli inchiostri, usiamo un primer speciale, adatto per ciascuna superficie, il quale una volta applicato, forma uno strato che racchiude l’inchiostro, ottimizzando l’adesione e l’abrasione. Questo procedimento permette così di tranciare, sagomare e piegare a proprio piacimento.

Ecco una carrellata di immagini sulle stampe inconsuete.

 

 Stampa diretta su legno

        Stampa diretta su alluminio spazzolato

         Stampa diretta diretta su coperchio cestino raccoglitore

               Stampa diretta su targhette fornite dal cliente

  Stampa diretta fronte retro su polipropilene 

   Stampa diretta con bianco e colore su alluminio spazzolato

Stampa diretta su vetro

  Stampa diretta su pelle ed ecopelle 

Stampa diretta su plexiglass opalino per retroilluminazione

         Stampa diretta su piastrelle 

Stampa diretta su alluminio

   Stampa diretta su alluminio composito con verniciatura antigraffio

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LA STORIA DELLA PENNA E DEL PENNINO

 

PENNA D’OCA
“Voglio scriver presto come
A’ miei be’ giorni.
Vola come il pensier, mia buona penna.
Non ricordare il tardo augel palustre;
Vola là dove il mio desir l’accenna,
O bellissima penna, o penna illustre.
Vola, vola, per Dio, ché non
t’aggiunga
La tua sorella del lavoro industre”.
Giosuè Carducci

La penna d’oca prediletta
era la quinta remigante dell’ala sinistra per i “destri”
dell’ala destra invece, era per i “mancini”.

All’inizio, fu la penna d’oca che sostitui il poco pratico giunco intinto d’inchiostro e usato come un pennello. La penna d’oca aveva di corredo il “quill cutter” indispensabile per tagliare e affilare la punta. A portata di mano il calamaio e la scatoletta dei pennini di riserva intercambiabili, di piuma d’oca.
La “plume scolaire” nel periodo in cui il francesismo imperava nelle scuole, era lì sul banco di legno con il foro per il calamaio e l’asciuga-pennino di stoffa. Si necessitava poi di spargipolvere (che fu sostituito dalla carta assorbente), della bottiglietta dell’inchiostro e del “cachet campron” per sigillare le buste e dopo, con le normative postali, la bilancina pesa-lettere.
A differenza di oggi (dove i messaggini e le e-mail regnano sovrane), in un tempo non molto lontano si scriveva con penna e pennino. E si doveva anche saper scrivere bene e correttamente. Era una lotta contro carte che ‘spandevano’ l’inchiostro, oppure passava attraverso la carta contrassegnando i fogli successivi, con macchie e scarabocchi a non finire… un vero tormento!
L’evoluzione della penna e del pennino, prosegue con la scoperta della stilografica. Ma non possiamo dimenticare quanto fu articolata l’invenzione del pennino.
Alcuni ritengono che l’invenzione del pennino sia della metà del XVIII sec., per opera del francese J. Arnoux, altri indicano l’americano P. Williamson, un’operaio che durante la scuola serale non riusciva a prepararsi la penna d’oca.
La penna in acciaio è opera dell’ingegnere inglese Brian Donkin, che la brevettò nel 1808.
Era però molto rigida e non aveva l’elasticità necessaria per la scrittura.
Così, l’editore inglese James Perry inserì tagli e forature ai pennini d’acciaio e, montati su canne di legno o avorio, venivano usati come le penne d’oca.
Le penne e i pennini Perry, divennero di fama mondiale. Furono creati anche pennini placcati in oro presentati alla Esposizione di Parigi nel 1855.
In Italia le scatole di pennini erano dedicate a personaggi famosi: Re Umberto I, Vittorio Emanuele, Dante Alighieri ecc., mentre in Francia, le scatole avevano l’immagine di Napoleone con le storie delle battaglie.
In Italia, nel ventennio fascista le scatole di pennini avevano nomi littori: Balilla, Adua, Littoria, Impero, Audacia, Vesuvio ecc. Erano scatole illustrate che divenivano poi di altro uso: porta-fiammiferi, porta-tabacco, porta-mozziconi di sigarette, porta-piccoli gioielli, ecc.
Alla fine dell’800 il signor Lewis Edson Waterman a New York aveva iniziato a costruire industrialmente la “penna stilografica” e finalmente liberò tutti dal vincolo del calamaio. Su queste furono prodotti anche pennini a punta “tronca” che consente tutt’oggi di poter scrivere con stili calligrafici antichi, dando alle lettere le “grazie” molto artistiche dei calligrafi. Inoltre la penna stilografica divenne uno status-symbol e un regalo di pregio in occasioni di comunioni, matrimoni e cerimonie varie, soprattutto se con il pennino d’oro zecchino.
Nel lungo tempo di circa mille anni, furono così scritte e decorate da miniaturisti, migliaia e migliaia di opere artistiche di pregiata fattura: Bartolomeo Sanvito (1435-1518) calligrafo e miniatore padovano, Aldo Manunzio (1449-1515) che con le sue calligrafie faceva incidere i punzoni per i caratteri della sua tipografia; poi Ludovico degli Arrighi (1475-1527) che pubblicò il primo manuale di calligrafia nel 1522. Infine la “Bibbia di Borso d’Este” scritta e decorata tra il 1455-1461 da alcuni calligrafi (forse, mentre Gutemberg stampava la sua in caratteri mobili). È composta in due volumi per un totale di 1212 pagine, tutte (ma proprio tutte!) finemente decorate.
Soffrivano però gli scrivani, di fastidiosi disturbi ai muscoli ed ai nervi della mano. Per ovviare a questi malesseri si consigliava l’uso di portapenne molto grossi e si suggerivano massaggi con scariche elettriche. Questa patologia fu definita “il crampo degli scrivani” (ovvero il grafospasmo).
Anche i calamai divennero vere e proprie opere d’arte: costruiti con metalli e pietre preziose, in vetro, cristallo, ceramica, fine maiolica, erano finemente disegnati e decorati.
Attualmente questi bellissimi oggetti e manifatture, fanno parte di un fiorente collezionismo d’antiquario, che è divenuto quasi introvabile se non negli “scambi” tra collezionisti o nelle fortunate aste di antiquariato.

 

                                                                                       Lewis Edison Waterman                                                                                                     James Perry                                                                                                   

 

 

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