Magazine N.14

 


 

IL BIOLAMINIL:

UN NUOVO PANNELLO BIODEGRADABILE E STAMPABILE

Il Biolaminil è una nuova tipologia di pannello biodegradabile, studiato dopo una lunga e attenta ricerca per ridurre l’impatto degli scarti delle materie plastiche e delle sostanze inquinanti.
È composto da una foglia XPS BIO contenente un additivo a base di batteri specifici, che si attiva quando il packaging viene conferito in discarica o disperso nell’ambiente e dissolve il polistirene entro 5 anni, a seconda delle condizioni ambientali. Biolaminil è completamente biodegradabile anche in ambiente marino e non contiene agenti espandenti ritenuti dannosi per l’ozono. Anche la sua produzione è ecosostenibile, poiché avviene in un impianto a energia rinnovabile auto-prodotta.
Le sue caratteristiche sono: leggerezza, flessibilità, ottima resa di taglio con i nostri sistemi CNC per fustellatura, sagomatura e cordonatura digitale, adatto alla stampa diretta su entrambe le facciate.
È disponibile nello spessore di 5/10 mm.
Rappresenta la soluzione per una comunicazione visiva attenta all’ambiente e si adatta a tantissime applicazioni: cartellonistica, espositori per negozi, packaging e GDO.

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L’INCHIOSTRO: UNA STORIA ANTICA COME L’UMANITÀ

La storia dell’inchiostro è legata al bisogno intrinseco degli uomini di comunicare e di esprimersi ed è l’elemento che ha dato vita alla scrittura, cambiando per sempre la storia dell’umanità.
La sua origine risale a più di 4500 anni fa e, secondo alcuni studi, i primi impasti per ottenere l’inchiostro furono sperimentati dagli antichi egizi, che per primi riuscirono a realizzare due tipologie: uno nero, chiamato nerofumo, ottenuto dalla combustione di sostanze organiche ricche di carbonio come rami, foglie secche, legno, resti vegetali e animali che, una volte bruciate, venivano coperte per impedire che la loro cenere si disperdesse; e l’altro di colore rosso, ottenuto da estratti vegetali, solfuri o ossidi.
Anche i cinesi come gli antichi egizi, provarono ad inventare qualcosa di simile: nel 400 d.C. il cinese Wei-Tang elaborò un procedimento di combustione con l’aiuto di un imbuto, che faceva condensare il fumo su una superficie ristretta. La fuliggine ottenuta, veniva successivamente miscelata con colle ricavate da corna o pelli animali. Il risultato fu un impasto molto duttile, adatto a scrivere e formare piccoli bastoncini per la scrittura: ossia l’inchiostro di china. Questo inchiostro venne usato in Oriente per oltre mille anni e venne esportato anche in Occidente con il nome di inchiostro indiano. La lunga e laboriosa preparazione per l’esportazione, rendevano l’inchiostro di china molto costoso e non sempre disponibile, anche se era molto più resistente alla luce e al tempo rispetto ad altri tipi di inchiostri. Per risolvere il problema dei costi, nel X secolo fu introdotto un’inchiostro alternativo alla china, che veniva ricavato sfruttando la fuliggine delle lampade a olio. Più facile da reperire, andò ad aumentare la disponibilità del prodotto.
Per avere del colore diverso in aggiunta a quello nero, veniva sostituito il nerofumo con le conchiglie dei murici per ottenere un rosso porpora. Quando non veniva usato e lo si voleva conservare, veniva essiccato e per riutilizzarlo nuovamente, bastava diluirlo con un po’ d’acqua.
Un’alternativa alla china, era l’inchiostro di galla, già presente dall’età romanica e molto usato durante il Medioevo, per la sua alta reperibilità e il basso costo. La colorazione derivava dal tannino, ossia un colorante vegetale molto presente nelle galle, cioè delle piccole escrescenze formate dall’azione dei parassiti sulle querce e altri tipi di piante.
La polvere di colore veniva ricavata prima decorticando le piante, e successivamente polverizzata con un pestello; questa polvere unita al solfato di ferro diventava nera. Per dare alla polvere omogeneità e scorrevolezza, veniva aggiunta la gomma arabica, estratta da alcune varietà di acacia e solubile in acqua. Questo inchiostro aderiva molto bene alle pergamene e alla carta, ed era praticamente indelebile. Fu usato prevalentemente in Occidente e a partire dal XV secolo, le ricette per la sua composizione divennero più articolate e complesse. È stato utilizzato per la scrittura di tanti manoscritti e nella sua formulazione a base acquosa, è servito anche per la stampa di xilografie.
Alcuni scritti di Leonardo da Vinci sono stati vergati con inchiostro di galla.
Con l’introduzione della stampa tipografica, sorsero numerosi problemi per il suo utilizzo, perché faceva fatica a depositarsi sulle matrici metalliche.
Con la nascita della stampa a caratteri mobili, l’uso degli inchiostri si intensificò per provvedere alla stampa di massa dei libri. A partire dal 1800 vennero introdotte le prime colorazioni chimiche, che sostituirono quelle naturali e fu possibile ampliare la gamma dei colori, anche usando le polveri dei metalli preziosi come l’oro e l’argento.
Originariamente l’inchiostro, per essere ben conservato e trasportato da un luogo all’altro, aveva bisogno di qualcosa che lo contenesse: inizialmente venivano usati gusci e conchiglie, corna di animali e tazze metalliche. Del Medioevo sono i primi calamai in vetro e cristallo, ampolle e boccette per immergere le penne d’oca. Si diffusero anche i primi calamai portatili, ossia piccoli astucci o anche scrittoi portatili di cuoio e metallo, che si attaccavano alla cintura ed erano completi di penne, pennini, raschietti, sigilli, ceralacca e carta per permetterne il trasporto senza alcuna perdita.
Nel XIX secolo si iniziò a pensare che «è più sensato mettere l’inchiostro nella penna che la penna nell’inchiostro!». Da qui prese vita l’idea della penna stilografica, segnando un’altra rivoluzione epocale della nostra storia.

 


                                                                                        L’inchiostro di galla 

 

 

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