Magazine n.15

Il Dibond

Questo materiale è un pannello composito, composto da un nucleo in polietilene nero racchiuso tra due sottili lamine di alluminio, trattate per resistere agli agenti atmosferici. Auto-estinguente, con un discreto assorbimento acustico, resiste alla rottura, al deterioramento da agenti chimici e raggi UV, alle alte e basse temperature.
Ha uno spessore estremamente ridotto, e anche nelle versioni più sottili mantiene sempre una notevole rigidità. Il peso è contenuto e la grande resistenza alla flessione permettono di agevolare il trasporto e il montaggio.
È uno tra i migliori materiali in termini di qualità, durata e planarità, usati nell’industria grafica.
Le superfici sono disponibile in svariate finiture: bianco, nero, colorato, alluminio spazzolato, ecc. Si può personalizzare con tagli sagomati, fresature e pieghe per creare forme anche auto-portanti.
Per la stampa digitale quindi è il materiale perfetto sia per interno sia per esterno: targhe, insegne, cartelli e segnaletiche, ma anche per allestimento di stand fieristici e vetrine, interior design e complementi di arredo, stampe fotografiche, cartelli pubblicitari auto-portanti e informativi.
Il Dibond è usato anche nel settore edilizio, nel design architettonico (rivestimenti, facciate, ecc.), nella progettazione d’interni e nell’industria del mobile.

 

 

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La tipografia nell’era informatica

La tipografia in origine, era costituita da tre elementi fondamentali: gli stili dei caratteri (font), la fonderia e le incisioni.
E oggi, cosa è cambiato con l’avvento dei software e dei nuovi strumenti di progettazione?
Tutto ha avuto inizio negli anni Ottanta con le nuove regole di progettazione dei caratteri: Adobe, Microsoft, IMB e altre grandi aziende informatiche, hanno ridefinito il design dei caratteri e anche il modo in cui oggi scriviamo e leggiamo prendendo il controllo della creazione degli stili.
Adobe è diventata un’istituzione nella diffusione della cultura tipografica e Bitstream è stata la prima azienda a sviluppare solo caratteri digitali.
Microsoft inizialmente. in collaborazione con Beatstream, ha sviluppato software che richiedevano caratteri bitmap e con il lancio di Windows 3.1, presentò il primo gruppo di caratteri “Systems Type and Text” (STAT) fino a creare, in collaborazione con importanti designer, caratteri esclusivamente studiati per Windows CE, Office, ecc.
Cosa significa disegnare una font ai tempi del digitale?
Alla fine degli anni Ottanta, le aziende si accorgono dell’importanza di divulgare la propria comunicazione o la propria brand identity con uno stile di font personalizzato e unico, dopo che molti disegnatori iniziano a divulgare le loro creazioni sulla piattaforma FontFont.
Il type designer diviene così la figura principale per la progettazione di uno stile.
Si diffonde quindi un modello Apple: il concetto di desktop publishing, ovvero l’interfaccia WYSIWYG (What You See Is What You Get = Quello che vedi è quello che è).
Oggi accedere agli strumenti di progettazione è diventato più facile e i costi di produzione si sono notevolmente ridotti. Le font sono diventate così una componente importante anche nella vita quotidiana perché l’immediatezza di una lettura dipende tutta dal tipo di stile e corpo della font usata: un testo diventa più leggibile, una presentazione più chiara, una comunicazione più efficace e un logo potrebbe indicarci subito il settore di appartenenza.
Un font, con uno stile ben disegnato e ben definito, può comunicare tutto.
Un esempio eclatante lo troviamo in Topolino che ha scelto di utilizzare il font Easyreading per favorire i dislessici nella lettura. Oppure nei meme, i post che piacciono tanto sui social: utilizzano il font Impact (creato nel 1963) perché è sempre ben leggibile e riconoscibile.

 

 

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