Magazine N.7

Le parole prendono forma

Con le nostre tecniche di stampa e taglio, i loghi e le parole si trasformano in materia

 

Da molti anni stiamo assistendo ad una innovazione tecnologica senza precedenti, che coinvolge tutti i campi delle le nostre vite.
Questa trasformazione ha investito in maniera molto evidente anche il settore della stampa e del taglio digitale, per far fronte alle nuove esigenze della comunicazione visiva pubblicitaria, che richiede produzione immediata e fortemente personalizzata.
In questo contesto le scritte, i loghi, i testi si possono trasformare per mezzo di tecnologie innovative, acquisendo una forte materialità, diventando tangibili con spessori anche importanti e pieni di personalità con stampe e tagli complessi.
Tutto questo fino a quindici o venti anni fa era impensabile, perché le uniche scritte più materiali che potevamo vedere in giro, erano le insegne degli esercizi commerciali. Oggi l’insegna può diventare di spessore e prendere una sua propria: parole, frasi, lettere, loghi e scritte vengono realizzate non solo come insegne esterne, ma anche per ambienti interni come forma di arredamento unico ed esclusivo.
Con la nostra tecnologia all’avanguardia, possiamo convertire le idee dei nostri clienti in qualcosa di concreto, con diversi tipi di materiali.
Il nostro sistema di taglio, con la fresatura e la cordonatura digitale è in grado di realizzare scritte, forme, loghi sagomati o incisi, cartonati, espositori e scritte autoportanti, di facile montaggio e in grandi dimensioni. E la stampa diretta, se combinata al nostro taglio digitale anche su materiali insoliti, diventa un’eccezionale strumento di creatività.
Con la combinazione perfetta di Stampa&Taglio (Print&Cut) possiamo creare e produrre lavori stampati e sagomati con una qualità perfetta e in tempi rapidissimi.

Se vuoi approfondire le varie soluzioni di taglio, entra nella categoria: Tagli sagomati e fresature  

 

 

 

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Una questione di carattere

La forma sensoriale del carattere tipografico e la sua struttura

 

Alcuni studiosi e ricercatori del settore, hanno interpretato i caratteri tipografici in forma sensoriale e sinestetica, attribuendo loro aggettivi come se si trattasse di sensazioni e percezioni. In questo senso, ci sono caratteri definiti come: leggibili, leggeri, pesanti, freddi, femminili, maschili, gustosi, sonori, olfattivi ecc. Oppure caratteri morbidi, duri, rimbombanti e melodiosi. In questo contesto, con il termine “sinestesia” si intende che, guardando la forma estetica di un carattere tipografico, la persona percepisce indirettamente anche le sue proprietà sensoriali. Alcuni per esempio, vedono lettere associate a specifici colori, altri assaporano alcune parole, altri percepiscono determinati suoni in associazione a particolari forme.
Quindi, il carattere tipografico nella sua forma, trasmette al lettore l’umore, lo stato d’animo, la vibrazione, il tono e soprattutto il periodo storico a cui si riferisce. Quando il grafico impagina un libro, un catalogo, un depliant, mentre cerca di trovare la giusta armonia tra gli elementi grafici e lo stile dei caratteri da usare, mette anche un po’ del proprio carattere, in base al suo gusto personale, alle proprie sensazioni e quello che vuole trasmettere al lettore finale: emozione, felicità, stupore, meraviglia, forza, grazia, tecnica, pulizia, ecc.
Il disegno della forma del carattere tipografico ha una storia antica che si intreccia con gli eventi e le personalità di chi lo crea, e qui ne faremo un breve riassunto.
Uno dei caratteri storici tra i più antichi e ancora oggi molto usato è il Garamond, dal nome del suo ideatore il francese Claude Garamond (1480-1561). Il primo carattere Garamond fu stampato nell’edizione del 1530 di Paraphrasis in elegantiarum e nel 1540 per conto del re Francesco I, Claude Garamond creò il disegno del Grecs du roi che include una ampia varietà di lettere e legature per la scrittura greca. Il Garamond è ancora oggi considerato una delle massime espressioni del disegno tipografico del XVI secolo e nel corso del XX secolo sono apparse nuove versioni simili all’originale, come il Garamond Simoncini, spesso usato dagli editori contemporanei, anche se meno aggraziato dell’originale. In tempi più recenti l’Adobe Garamond trova larga diffusione tra i font dei computer.
I primi caratteri usati nella stampa erano anche detti “veneziani”, perché dopo la sanguinosa guerra del 1462, quasi tutti gli stampatori di Magonza lasciarono la città e si trasferirono in Italia, nella città di Venezia. Tra questi stampatori c’era anche un francese di nome Nicholas Jenson, inviato dal re di Francia Carlo VII ad imparare il mestiere nella bottega di Gutemberg. A Venezia, intorno al 1470, Jenson disegnò l’Antiqua un carattere più tondo, ancora oggi tra i più raffinati.
L’inglese William Caslon (1692-1766) insieme a John Baskerville (1706-1775) furono due ottimi disegnatori. I loro disegni di carattere (a cui hanno dato il proprio nome) prendono lo spunto da quelli di Garamond.
Tra il 1700 e 1900 ci fu una forte ricerca al miglioramento dei caratteri romani e veneziani considerati moderni, come quelli di Caslon, Baskerville, e per opera di Giovanni Battista Bodoni e della famiglia Didot, furono creati caratteri tra i più eleganti mai realizzati.
Innumerevoli sono gli artisti che nel corso dei secoli hanno dato il nome alle loro creazioni tipografiche: William Caxton, Frederic Goudy, Oswald Bruce Cooper, Eric Gill, Herman Zapf, Adrian Frutiger, solo per citarne alcuni. E altri che invece hanno creato nuovi stili: Aldo Manunzio e Francesco Griffo per l’invenzione del corsivo, Edward Binn per aver inventato il Clarendon, Paul Renne per la creazione del Futura, Aldo Novarese disegnatore italiano prima legato alla fonderia Nebiolo e poi disegnatore freelance a cui dobbiamo la classificazione dei caratteri in famiglie, Max Miedinger creazione del Neue Haas Grotesk cioè l’Helvetica.
Come facevano questi disegnatori a creare i loro caratteri? Seguendo regole ben precise.
La struttura di ogni singola lettera, sia maiuscola sia minuscola, è composta da una “asta” all’estremità delle quale spesso si trova il tratto terminale detto “grazia”. Il disegnatore quindi crea ogni singolo carattere sulla base di regole di progetto ben precise (tenendo conto anche dello stile estetico e sensoriale) per far sì che la lettura di un testo risulti facile e armonica. Vediamone alcune:
La grazia fece la sua prima comparsa nei caratteri “romani” (lapidari), come esigenza tecnica perché con lo scalpello era difficile eseguire un angolo a 90°. Nella tipologia delle grazie vi è sempre riflesso il periodo storico in cui furono disegnati i caratteri: nel Rinascimento erano degradanti, nel Neoclassicismo erano sottili, verso la metà dell’ 800 erano retiformi, fino a scomparire quasi del tutto con i caratteri lineari del ‘900.
L’asta può essere orizzontale, obliqua, verticale e montante trasversale.
L’asse è l’obliquità delle lettere tonde come la “o” o la “c”. Ogni periodo storico è caratterizzato da un particolare tipo di asse, ad esempio l’asse umanista è quello obliquo (riflette l’inclinazione naturale della mano nell’atto di scrivere), l’asse neoclassica invece è prettamente verticale.
Il peso è lo spessore dei tratti compongono il carattere, di qualsiasi dimensione.
La crenatura indica lo spazio tra le due lettere e viene usata per ridurre lo spazio in eccesso tra le due lettere e dare quindi un’aspetto più omogeneo al testo.
L’interlinea è lo spazio inserito tra due righe di testo per favorire il movimento dell’occhio dall’uno all’altra. Si calcola in punto o righe tipografiche, prendendo come riferimento le linee di base delle righe e del testo.
La spaziatura è la distanza tra una lettera e l’altra e tra una parola e l’altra. Le lettere di una parola devono risultare visualmente collegate per mezzo di un appropriato accostamento (crenatura). Infatti dove le lettere si avvicinano, si crea una tensione visiva perché l’occhio umano nella lettura è obbligato a seguire un determinato movimento.
Il sistema di misurazione adottato in quasi in tutti i paesi europei, ha come unità di misura la riga tipografica divisa in 12 punti (sistema Didot). Un punto Didot corrisponde a 0,377 mm e la riga a 4,524 mm. Nei paesi anglofoni invece la riga (pica), è di 4,233 mm e il punto corrisponde a 0,352 mm. La dimensione di un corpo tipografico si misura in punti.
L’arte della stampa è un mondo molto affascinante, ricco di storia e di geniali invenzioni, con ferree regole tipografiche che offrono bellezza ed emozioni a chi sa guardarle da vicino.

 

Se vuoi approfondire la storia dei caratteri: leggi questo articolo

 

Ritratto di Giovanni Battista Bodoni  e accanto il carattere tipografico che porta il suo nome

 

 

Ritratto di Claude Garamond e sotto il carattere da lui inventato
     

 

Foto che ritrae l’italiano Aldo Novarese, ideatore della classificazione dei caratteri in famiglie,

accanto uno schema della Classificazione Novarese

      

 

Il carattere tipografico Didot

 

Il carattere tipografico Book Antiqua

 

Una schema che illustra la composizione di un carattere tipografico

 



 

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