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ADESIVI IN PVC: QUESTI SCONOSCIUTI

Il mondo delle pellicole adesive in PVC (o vinile adesivo) contiene una vasta scelta di finiture: dai classici bianchi ai trasparenti, dai removibili ai riposizionabili, dai prespaziati ai rifrangenti, dai glass decor ai calpestabili.

Il vinile adesivo è indubbiamente il materiale più utilizzato nella grafica digitale e nella stampa pubblicitaria. Grazie alla sua elevata versatilità, è un materiale adatto per numerose applicazioni su vetro, legno, muratura, su pannelli in pvc forex o alluminio dibond, plexiglass, pannelli sandwich/comunication, polionda.

Si distingue in tre tipologie di pellicole differenti tra loro in base alla loro composizione chimica-molecolare: monomeriche, polimeriche e cast.

Le pellicole monomeriche, si caratterizzano per il basso contenuto di PVC e uno spessore maggiore (anche oltre i 100 micron). Generalmente vengono impiegate su superfici lisce e sono ottime per applicazioni comuni e in ambienti interni. Se plastificate hanno una buona resistenza anche in ambienti esterni, ma solo per breve/medio periodo. Sono adesivi economici e consigliati per realizzare segnaletiche, vetrofanie interne, adesivi pubblicitari.

Le pellicole polimeriche, sono meno economiche delle monomeriche e si caratterizzano per un alto contenuto di PVC, garantendo una notevole elasticità. Il prodotto è ottimale per essere applicato su superfici più difficili per l’adesione e per resistere a lungo. Sono trattate con sostanze anti-restringimento che le rendono stabili e resistenti agli agenti esterni (intemperie, raggi solari, ecc.). Vengono utilizzate prevalentemente per insegne, vetrofanie esterne e decorazione di automezzi.

Le pellicole cast, hanno un elevato livello di comformabilità con uno spessore ridotto, e per questo sono più costose. Sono adatte per applicazioni difficili e per superfici irregolari, con curve, angoli, ecc. Queste caratteristiche, unite alla alta resistenza agli agenti atmosferici e chimici da lavaggio, rendono questi adesivi molto adatti al rivestimento parziale e integrale di automezzi. L’applicazione e il fissaggio durevole di questa pellicola sull’automezzo deve essere eseguito con l’ausilio di phon o pistole termiche ad elevata temperatura.
In fase di applicazione, per garantire la massima resistenza e adesione della pellicola adesiva, è consigliabile detergere accuratamente la superficie su cui verrà posizionata.

 

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CONOSCERE LA STORIA DEL PROTO

CHI ERA? QUALE COMPITO SVOLGEVA E PERCHÈ ERA IMPORTANTE IN UNA TIPOGRAFIA?

Andando «Alla riscoperta della antica Arte Tipografica» non si può far di meno di parlare del “PROTO”.
Il proto era un personaggio determinante nelle tipografie ed ha contribuito a fare la storia di queste. Quella figura che nella fattoria era rappresentata nel fattore, per capirsi.

Il proto era tutto quello che occorreva. Rileggeva i testi, dava l’approvazione alla stampa, controllava il lavoro in macchina e lo seguiva in confezione. Utile e capace, sapeva tutto del processo tipografico.

Una personalità al di sopra delle parti e delle trite questioni, imparziale, educato, istruito. Egli era in grado di sostituirsi ad ogniuno eseguendo qualsiasi cosa a perfetta regola d’arte. Sopra di lui, il direttore, sempre ben vestito che manteneva i rapporti con i clienti, li andava a trovare e recepiva le forniture. Portava le bozze, spesso riviste e corrette, esigendo il ”Visto si Stampi” senza il quale il lavoro di stampa non sarebbe mai stato eseguito, salvo che il proto non si addossasse le sue responsabilità di esecuzione. La stampa è severa. Guai a sbagliare. A volte si vanifica un lavoro di mesi e mesi e di giri di bozze infiniti, per una sciocchezza. Ebbene diventare un proto giovane, intorno ai 25 anni, era un’eccezione. Poteva diventarlo solo se questi era stato molto vicino ad un proto più anziano, generoso e poco geloso, oltre a possedere caratteristiche attitudinali rare. Piero lo divenne. Ma dove un Proto si esprimeva al meglio era nell’aspetto o nella composizione della pagina. Egli sentiva tutte le influenze del momento. La scelta dei titoli, gli accostamenti degli stili, le famiglie dei caratteri, i vuoti, i pieni delle pagine, l’interlineatura e la spaziatura… facevano diventare una pagina un capolavoro. E a seconda del tipo di pubblicazione, dividere il testo in colonne o a pagina piena, allinearla e abbellirla con le immagini… ecc. ecc.

Il proto era un rigoroso creativo con una conoscenza empirica, derivata dalla propria esperienza personale, tramandata dal «sentito dire» e dal suo spiccato gusto personale. È stato precursore della moderna arte tipografica, trasformata successivamente in computer-grafica, facilitando il lavoro di composizione e ampliando le soluzioni creative.

Questo testo è stato estratto da “Le Memorie di un Tipografo” di Ugo Francalanci.

Il libro potete trovarlo presso il “Centrolibro” a Scandicci – Resistenza – La Maschera.

 

 

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2 Comments

    • Elisa Pepe
      Novembre 19, 2018 at 1:46 pm  - Reply

      Grazie Luca! Continua a seguirci

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